I quattro punti in cui il codice viene inquadrato davvero
Il primo è il tableau de mariage o il cartello dei posti: è l’unico oggetto del matrimonio che ogni singolo invitato si ferma a leggere, da vicino, cercando il proprio nome. Un codice lì viene visto dal cento per cento della sala, e viene visto mentre la gente è ferma.
Il secondo sono i segnaposto e i menù, perché coprono l’ora morta fra il taglio dell’antipasto e il primo, quando i telefoni escono comunque dalle tasche. Il terzo è il bancone del bar: da lì arrivano le foto della pista da ballo, che sono quelle che poi guardate di più e che il fotografo ha smesso di scattare da un pezzo.
Il quarto non ve lo dirà nessun wedding planner: l’anticamera dei bagni. È l’unico posto in cui un invitato è fermo, da solo, con il telefono già in mano e nessuno che gli parli. Un cartoncino piccolo sullo specchio raccoglie più caricamenti di un cartello enorme in giardino che tutti hanno superato correndo verso l’aperitivo.
Su tutto questo conta una regola sola: il codice va nominato due volte. Chi lo sente all’aperitivo se lo è già dimenticato per il primo piatto. Un secondo annuncio del cerimoniere subito dopo i discorsi, quando la sala è già un po’ allegra, è quello che riempie la galleria della parte migliore della serata. Con il piano a pagamento (19,99 € una tantum) potete anche generare un cartello già impaginato con i vostri colori, invece di incollare il codice a mano su un foglio.