Perché una galleria condivisa raccoglie più di un gruppo WhatsApp
Il gruppo WhatsApp del matrimonio lo aprono in quattro, ci mandano dodici foto in tutto e poi qualcuno scrive «che bello» ventidue volte. Tutte le altre restano dove sono nate, e quelle dodici arrivano schiacciate a un decimo del peso, perché la chat le ricomprime. È un metodo che perde su tutti e due i fronti: raccoglie poco e rovina quello che raccoglie.
Una galleria che si apre con un codice funziona diversamente per un motivo preciso: chi carica ottiene qualcosa subito. Vede la propria foto comparire accanto a quella del tavolo di fianco, vede la sposa ripresa dall’ingresso mentre lui la guardava dall’altare, e torna a caricare tre volte nella stessa serata. La galleria diventa la cronaca della festa scritta da cinquanta persone insieme, e si riempie da sola.
I file, intanto, vengono salvati come sono stati scattati: nessuna ricompressione, e le foto da iPhone accettate nel loro formato HEIC. Alla fine, dal vostro link privato, chiedete un unico ZIP con tutto, anche con il piano gratuito: il link per scaricarlo arriva via email in pochi minuti.