Perché le macchinette funzionavano — e perché finivano male
L’intuizione era giusta e vale ancora: le foto migliori di una festa non le scatta chi è stato pagato per starci, le scatta chi ci sta dentro. Una macchinetta sul tavolo diceva agli invitati «fotografate voi», ed è per questo che funzionava.
Il resto, però, era tutto contro di voi. Ventisette pose, che finiscono prima dei dolci. Il flash che arriva a due metri, mentre la pista da ballo è a otto. Una macchinetta che sparisce, due che restano sigillate perché nessuno ha capito che erano per gli ospiti. Poi il laboratorio, l’attesa, e la busta in cui su ventisette foto ne salvate nove.
Un QR code tiene la parte buona e toglie tutto il resto. Gli invitati scattano con la fotocamera che hanno in tasca — che al buio vede meglio di qualsiasi macchinetta a pellicola — e caricano dal browser in pochi secondi. I file vengono salvati come sono stati scattati, senza la ricompressione che vi arriva quando le stesse foto passano da una chat. Funziona per matrimoni, diciottesimi, lauree, battesimi, cene aziendali: ovunque ci sia una sala piena di gente con il telefono in mano.