Una cerimonia collettiva vista da quindici telefoni diversi
Le cresime si fanno quasi sempre in gruppo, e questo significa una cosa sola: quando tocca a vostro figlio, voi siete al posto sbagliato. Siete seduti dove vi hanno fatto sedere, a venti metri, e da lì riuscite a fare solo una foto mossa di una schiena. Le foto vere le hanno il padrino, la madrina, i nonni sistemati vicino all’altare e la zia che si è alzata in piedi sfidando lo sguardo del parroco.
Poi si va al ristorante, e succede la seconda cosa: cinque ore di tavolata, con i cugini che fanno video ai tavoli, le buste, la torta, e alla fine del pomeriggio nessuno di tutti quei file si muoverà mai da dove è nato. Le richieste arrivano in ordine sparso nei giorni seguenti, qualcuno manda tre foto su WhatsApp compresse a un decimo, gli altri si dimenticano.
Un cartoncino con il codice, appoggiato sul tavolo prima dell’antipasto, fa la differenza perché sposta la richiesta nel momento giusto — quando la gente è seduta, aspetta, e ha già il telefono in mano. Inquadrano, caricano, e la galleria si riempie mentre siete ancora lì. Con il piano a pagamento arrivano anche i video (la reazione quando apre la busta del nonno vale più di qualsiasi posa) e il libro degli ospiti digitale, dove chi vuole lascia due righe o registra un saluto di trenta secondi per il cresimando.